Il Villaggio Coppola

Il villaggio Coppola si trova sul litorale domizio,ad una quarantina di km da Napoli Qui in quarant’anni sono sorti, senza licenza, case e grattacieli per trentamila persone. Un tempo,quando lì vicino c’era una importante base della nato, gran parte delle case erano occupate da soldati americani e dalle loro famiglie. La zona era relativamente tranquilla, la gente del posto conviveva cordialmente sia con gli americani che con l’esercito di vacanzieri che popolano la zona durante l’estate.

B.B.

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Con la chiusura della base il Villaggio Coppola si è ritrovato orfano e solo, in quanto sono venuti meno i presupposti che finora, in sordina, avevano permesso il proliferare di abusi su abusi.

Tutto a poco si è disfatto sotto il peso di ulteriori abusi, di inchieste della magistratura e con il crescere dello scempio e del degrado.

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Pensare che quando negli anni settanta nacque il Villaggio Coppola,opera di due fratelli Vincenzo e Cristoforo Coppola,si pensò ad una sorta di paradiso immerso tra la pineta e il mare, un’oasi a misura d’uomo. In realtà non c’è niente di simile in Italia, Niente di cosi grande e niente di così abusivo, come afferma F.Erbani in un articolo pubblicato nel 2002 su Repubblica. Un paradigma dello scempio secondo tutte le associazioni ambientaliste.

Ancora oggi vivono qui tremilacinquecento persone che d’estate arrivano a trentamila, nonostante la scadente architettura sia a tal punto logora d’aver smarrito anche una parvenza di gradevolezza: sciamano, i villeggianti, fra i ristoranti, i bar, le villette, i palazzi, le palazzine, i palazzoni e i grattacieli, gli alberghi, le tabaccherie, la chiesa, la scuola, l’ambulatorio, il cinema, il centro congressi, il silos per i parcheggi, la caserma dei carabinieri.

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Più della metà del villaggio è abusivamente edificato su terreni del demanio statale o di quello comunale, il resto su suoli privati, ma comunque senza concessioni o con concessioni illegittime. Un milione e mezzo di metri cubi, comprese sette torri color crema e bordure marroni affiancate una all’altra (erano otto fino all’anno scorso), con seicentocinquanta appartamenti distribuiti su dodici piani hanno devastato cinque chilometri di un delicato cordone di dune ricoperte di vegetazione e adagiate sullo sfondo di un’immensa pineta, costretta a cedere al cemento persino il suo nome.

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~ di napolireport su giugno 13, 2007.

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